Vai al contenuto

Continua l'ostinazione della Giunta Tagliani a volere produrre derivati agricoli e commestibili sulle discariche comunali. La recente Delibera di Giunta che autorizza alla produzione di miele a scopo didattico "trascura" la dicitura: divieto di uso a scopo alimentare. Lo chiediamo con una nota integrativa senza dimenticare di avvisare Prefetto e AUSL. 

GUARDA ANCHE E SFOGLIA: ARPA ANALISI SUOLI 2010

La situazione già di per se' paradossale, mi impone di ricordare come l'amministrazione comunale di questa città abbia mal perseguito la barbara politica del rifiuto già dagli anni 80. Nel 1983 infatti la Soprintendenza ai beni culturali e archeologici aveva rinvenuto in via Canapa una Villa Romana all'interno di un insediamento sparso. Già allora i "mirabili" amministratori cattocomunisti di questa martoriata città pensarono non di ricavarne un museo all'aperto degno del contesto storico urbano ma una enorme discarica. Ebbene si, pensarono in modo molto "illuminato" di trasformare lo scavo archeologico in una montagna di rifiuti di ogni genere, anche molto inquinanti. 

CLICCA QUI E SFOGLIA TUTTA LA DOCUMENTAZIONE DISCARICA E VILLA ROMANA

Ebbene a distanza di 30 anni, nel solco di quel binario di politica ambientale e paesaggistica, l'attuale amministrazione comunale ripercorre in chiave moderna con l'introduzione del sistema cosidetto a calotte, l'esperienza conseguente di imbellire il territorio con abbandoni liberi di rifiuti in ogni dove.

Ilaria Morghen, M5S Ferrara

E’ del Novembre 2015 la prima segnalazione pervenuta ad ARPAE da parte del coordinatore delle Guardie Ittiche FIPSAS, Marco Falciano, il fenomeno segnalato interessava il Canale Burana, pesantemente inquinato da idrocarburi. Le chiare chiazze oleose provenivano dall’alto ferrarese, attraversando Burana, Bondeno e giungendo fino al Po di Volano a Ferrara.

Nel Dicembre 2015, le continue segnalazioni della cittadinanza portano Ilaria Morghen, Presidente del Gruppo Consiliare M5S di Ferrara, ad effettuare ulteriori segnalazioni agli enti di controllo competenti e, ravvisando che nessuna indagine su tale fenomeno inquinante  era stata ancora realizzata, provvede ad a denunciare direttamente i fatti alla Procura della Repubblica. Tale azione porterà alla condanna della Società HERA al pagamento di una sanzione pecuniaria di 9000 euro per scarico non autorizzato in acque superficiali. Ma HERA non era il solo soggetto inquinatore del Canale di Burana. Le macchie di gasolio infatti non si interrompono.

Nel Gennaio 2016 avviene l’ennesimo scarico abusivo nel canale d’irrigazione, anch’esso prontamente denunciato alla pubblica autorità dal M5S che presentò un esposto puntuale e circostanziato. con la collaborazione dell’associazione di volontari UPE, che permise di individuare l’inquinatore.

Nel Marzo del 2018, si verifica un ingente sversamento di 5 quintali di gasolio e pare che i carabinieri Forestali coinvolti nelle indagini abbiano individuato l’origine dell’inquinamento. Ma tali fenomeni vengono poi segnalati dai residenti e dai pescatori sportivi di nuovo a Giugno ed ancora a Luglio 2018, tramite video e fotografie che non lasciano dubbi riguardo la natura inquinante di tale sostanza. 

Marco Falciano dichiara : "Gli sversamenti inquinanti che come volontari abbiamo segnalato nel Canale di Burana negli ultimi anni preoccupano per la loro periodicità. E’ doveroso constatare che l’ente preposto al controllo spesso effettua interventi tardivi e raramente svolge analisi alle acque pubbliche inquinate, rendendo così le segnalazioni totalmente inefficaci. Prova ne è che dopo oltre 3 anni dal primo fenomeno segnalato, il problema continua a ripetersi. Le acque pesantemente inquinate da idrocarburi del Canale di Burana intanto continuano ad essere impiegate per l’irrigazione dei campi, essendo questo uno dei più importanti canali di bonifica della provincia. Il tutto a vantaggio dell’ambiente e del consumatore finale." 

Ilaria Morghen dichiara: "Preoccupante che la cittadinanza attiva ed i volontari debbano dedicarsi in prima persona all’attività d’indagine, alla ricerca dei probabili inquinatori e alla conseguente segnalazione della notizia di reato alla Procura, poichè gli organi preposti al controllo sono irreperibili od hanno mezzi inadeguati a fronteggiare tali problematiche. Emerge anche una tendenza, da parte di tali enti di controllo a ridurre al minimo od escludere del tutto le analisi chimiche delle acque pubbliche, necessari e doverosi dopo uno sversamento. Pare che la salute delle acque pubbliche interessi meno delle ben più remunerative analisi cui sono obbligati i privati, ma l’interesse pubblico a vivere in un ambiente sano dev’essere egualmente tutelato. Dopo anni di segnalazioni periodiche relative all’inquinamento delle acque superficiali in Provincia di Ferrara, di cui gli idrocarburi del Burana rappresentano solo la punta dell’iceberg, è necessario capire il perchè fino adesso è stato impossibile limitare tali fenomeni d’inquinamento nel canali di bonifica, stante la loro particolare importanza irrigua e fitodepurante. Il ripetersi costante di tali eventi rappresenta un grave problema ambientale e un rischio per la salute pubblica, da troppi anni è ignorato dalle istituzioni ed è necessario fare chiarezza."

Ilaria Morghen
Marco Falciano