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La formazione delle Commissioni Consiliari di ieri pomeriggio, in coda ad una lunga, variegata e dibattuta seduta del Consiglio Comunale (di cui faremo report per sottolineare i passaggi più illuminanti), è stata un esempio lampante della volontà bipartisan di destra e "sinistra" di tenere il più lontano possibile dalle cariche in posti chiave quei rompiscatole dei 5 stelle, che si sono messi in testa di "fare caciara" (made in Marattin) per recidere, con pazienza certosina, le sottili trame tessute in decenni.

Il risultato è stato che il M5S, che aveva offerto competenze specifiche nel campo della sanità, si è visto da subito rifiutare questa disponibilità, pertanto non ha votato un avvocato alla IV commissione per Salute e Servizi alla persona. Queste scelte, che rispondono alla collaudata logica di spartizione delle poltrone, sottraggono efficienza all'amministrazione della citta' a favore del solito gioco degli equilibri politici. Ad Alessandro Vitali è andata la vicepresidenza della V°commissione, decentramento e sport, mentre il giovane Federico Balboni alla presidenza della Commissione di Controllo gestione servizi pubblici locali è passato con i soli voti M5S e GOL e le schede bianche anche dell' "opposizione" F.I e LEGA. Tutti insieme, appassionatamente. Ora apprendiamo che questa votazione è pure stata invalidata perchè il risultato anomalo (una sorta di messaggio subliminale della maggioranza) risulta in contrasto col regolamento comunale. Tutto da rifare per la presidenza della sesta commissione, dunque. Siamo curiosi di vedere come andrà a finire.

C'è una corsa in queste ore ad esprimersi da parte del mondo politico ed economico ferrarese sul destino di Carife, a suggerire soluzioni miracolose o a portare su altri tavoli le decisioni pur di riconquistare la "ferraresità" dell'istituto, dando al sostantivo un'accezione positiva e una sorta di significato salvifico. Sorge il dubbio però, che i guai di Carife siano arrivati proprio da una distorta interpretazione della ferraresità dell'Istituto di credito, i cui delicati organismi decisionali sono stati utilizzati per anni come il salotto buono delle piccole lobby della città, una sorta di premio per garantire fama, stipendio e trampolino di lancio per carriere in vari settori.

Tutto ciò, in tempo di vacche grasse e prima del cancro delle speculazioni finanziarie, ha comunque funzionato e ha permesso alla città e alle amministrazioni che si sono succedute di godere delle generose elargizioni della Fondazione Carife in molti settori strategici e prestigiosi, arte e cultura in primis, ma non solo.

Ma l'incompetenza di chi siede in posti chiave che richiedono grande responsabilità e preparazione si è rivelata essere gravetanto quanto il cancro della corruzione ed è concausa colposa dei disastri che ogni giorno emergono nelle gestioni pubbliche e private di enti di importanza vitale per la società. Ora tutta Ferrara paga pegno perchè il complice silenzio di chi doveva vigilare, avere gli strumenti per capire e impedire operazioni sospette e disastrose, ha portato la banca locale ad aggravare, coinvolgendo il piccolo risparmiatore ignaro in operazioni di investimento fallimentari, la già fragile situazione della liquidità e risparmio delle famiglie ferraresi e così pure la sofferenza del credito per le imprese.

Pertanto la salvezza di Carife, con il suo importante carico di occupazione che va assolutamente salvaguardato, e di molti altri istituti bancari con storie analoghe, su cui oggi il mondo politico ed economico pontifica (spesso senza cognizione di causa), non sta tanto nella scelta della bandiera autoctona o extraterritoriale, ma nell'onestà, capacità e competenza di chi la guiderà, dai vertici sino alla base dei suoi organismi decisionali. Sta anche in un'operazione straordinaria di trasparenza sul ruolo di Banca d'Italia e dei criteri di vigilanza e controllo che mette in campo; sta soprattutto nel dare il via ad una profonda riforma dell'intero sistema bancario con il ritorno alla netta separazione delle banche commerciali da quelle di investimento, al controllo statale maggioritario e allo studio di forme nuove di partecipazione diretta dei cittadini nella gestione del risparmio e del credito. Ma soprattutto sta in un sistema politico-economico non più asservito o compromesso col potere e gli interessi privati delle banche e delle sue Fondazioni.

Si chiama attenzione al Bene Comune, meritocrazia e soprattutto volontà politica.
Il resto è fuffa.