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Il M5S di Ferrara, dopo una consultazione al proprio interno ritiene opportuno esprimersi pubblicamente in merito alla elezione del presidente del consiglio comunale.
La nostra decisione è maturata in seguito a queste due considerazioni:
a) rispettiamo la prassi della legittimazione popolare che vede la figura del presidente del consiglio comunale rappresentata del candidato consigliere con il maggior numero di preferenze.
b) la politica deve essere al servizio del cittadino, perciò considerata l'attuale crisi economica, riteniamo che i costi della politica debbano essere il più possibile contenuti. Richiediamo pertanto al candidato presidente del consiglio comunale di ridursi il proprio compenso (che oggi ammonta a 3.700 euro lordi) in modo significativo. Questo gesto sarebbe rispettoso verso quei cittadini che faticano ad arrivare a fine mese e nel frattempo andrebbe nella direzione che noi intendiamo perseguire.
Il nostro sostegno andrà quindi la persona che meglio incarnerà queste due caratteristiche, in caso contrario valuteremo la astensione.

C'è una corsa in queste ore ad esprimersi da parte del mondo politico ed economico ferrarese sul destino di Carife, a suggerire soluzioni miracolose o a portare su altri tavoli le decisioni pur di riconquistare la "ferraresità" dell'istituto, dando al sostantivo un'accezione positiva e una sorta di significato salvifico. Sorge il dubbio però, che i guai di Carife siano arrivati proprio da una distorta interpretazione della ferraresità dell'Istituto di credito, i cui delicati organismi decisionali sono stati utilizzati per anni come il salotto buono delle piccole lobby della città, una sorta di premio per garantire fama, stipendio e trampolino di lancio per carriere in vari settori.

Tutto ciò, in tempo di vacche grasse e prima del cancro delle speculazioni finanziarie, ha comunque funzionato e ha permesso alla città e alle amministrazioni che si sono succedute di godere delle generose elargizioni della Fondazione Carife in molti settori strategici e prestigiosi, arte e cultura in primis, ma non solo.

Ma l'incompetenza di chi siede in posti chiave che richiedono grande responsabilità e preparazione si è rivelata essere gravetanto quanto il cancro della corruzione ed è concausa colposa dei disastri che ogni giorno emergono nelle gestioni pubbliche e private di enti di importanza vitale per la società. Ora tutta Ferrara paga pegno perchè il complice silenzio di chi doveva vigilare, avere gli strumenti per capire e impedire operazioni sospette e disastrose, ha portato la banca locale ad aggravare, coinvolgendo il piccolo risparmiatore ignaro in operazioni di investimento fallimentari, la già fragile situazione della liquidità e risparmio delle famiglie ferraresi e così pure la sofferenza del credito per le imprese.

Pertanto la salvezza di Carife, con il suo importante carico di occupazione che va assolutamente salvaguardato, e di molti altri istituti bancari con storie analoghe, su cui oggi il mondo politico ed economico pontifica (spesso senza cognizione di causa), non sta tanto nella scelta della bandiera autoctona o extraterritoriale, ma nell'onestà, capacità e competenza di chi la guiderà, dai vertici sino alla base dei suoi organismi decisionali. Sta anche in un'operazione straordinaria di trasparenza sul ruolo di Banca d'Italia e dei criteri di vigilanza e controllo che mette in campo; sta soprattutto nel dare il via ad una profonda riforma dell'intero sistema bancario con il ritorno alla netta separazione delle banche commerciali da quelle di investimento, al controllo statale maggioritario e allo studio di forme nuove di partecipazione diretta dei cittadini nella gestione del risparmio e del credito. Ma soprattutto sta in un sistema politico-economico non più asservito o compromesso col potere e gli interessi privati delle banche e delle sue Fondazioni.

Si chiama attenzione al Bene Comune, meritocrazia e soprattutto volontà politica.
Il resto è fuffa.