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Siamo lieti di apprendere che il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e il presidente del Consorzio di Bonifica Franco dalle Vacche abbiano preso la penna in mano e inviato congiuntamente una lettera al ministro dell’economia Tria per cercare di risolvere l’ormai annoso problema di una tassazione IMU incongrua (da molti ritenuta iniqua ) su quegli impianti dei Consorzi di Bonifica che a Modena , Ferrara e alcune zone del Veneto vengono accatastati in categoria D (quindi onerati di tassazione IMU) ma in molte altri parti d’Italia figurano esenti da tassazione IMU poiché accatastati in categoria E.

Siamo compiaciuti quindi nel registrare una unità di intenti fra M5S di Ferrara, Sindaco di Ferrara e Consorzio di Bonifica nel sensibilizzare il ministro competente ai fini di una risoluzione di una situazione paradossale che prevede una pesante tassazione su Enti che non hanno fini di lucro e che sono deputati alla tutela della gestione idraulica del nostro territorio, senza i quali gran parte della provincia di Ferrara sarebbe sott’acqua. Tassazione che si concretizza in ultima analisi come forte riduzione delle potenzialità di investimenti sulla sicurezza idrogeologica del territorio.

Il M5S combatte questa battaglia anche a livello nazionale e continua a combatterla da anni anche in consiglio comunale e sulla stampa.

Certo la situazione non è semplice, visti i pronunciamenti di corti di livello superiore sulla legittimità di tale tassazione e tenuto conto anche delle dispute legislative a livello provinciale e regionale. Tuttavia confidiamo che il competente ministero prenda il toro per le corna e contribuisca a redimere tale incongrua tassazione che in ultima analisi dipende dagli accatastamenti dell’Agenzia delle Entrate, ritenuti da molti obsoleti e suscettibili di revisione.

Sosteniamo quindi l’iniziativa congiunta di Sindaco e Consorzio di Bonifica sperando che si concretizzi, in un futuro non troppo lontano, in minore tassazione a maggiori investimenti sulla sicurezza del territorio.

Claudio Fochi, M5S Ferrara

L’Agenda 21 è un documento ONU del 1992 con cui molti Paesi, inclusa l’Italia, si sono impegnati a perseguire una serie di obiettivi di sviluppo anche a livello locale.

Dal sito del Comune di Ferrara risulta che l’ultimo Forum plenario, ovvero lo strumento partecipativo che avrebbe funzioni di “consultazione e di proposta operativa progettuale riguardo alle politiche e ai progetti di sviluppo sostenibile”, si è tenuto nel 2009. Caratterizza il documento, il coinvolgimento attivo dei cittadini ai processi decisionali. In sostanza, in ottemperanza alle indicazioni ONU, l’amministrazione comunale si dovrebbe proporre come ente di raccordo tra soggetti economici, culturali, sociali, ambientali, sportivi, per l’approfondimento, la raccolta di esigenze ed informazioni, ai fini di un orientamento amministrativo e non meno importante, un riscontro della qualità dell’azione di governo. E questo non è un punto trascurabile, perché l’Agenda prevede capitoli d’intervento che comprendono: la lotta alla povertà e Ferrara invece ha raggiunto il 10,2% di individui sotto la soglia statistica di povertà, pari a 5645 famiglie indigenti sul territorio, con un incremento di 2200 unità familiari in 10 anni (2006-2015); il cambiamento della struttura dei consumi, mentre abbiamo assistito ad una escalation della GDO, 55mila metri quadrati di centri commerciali su 134mila abitanti, a discapito del piccolo e più sostenibile piccolo commercio; la protezione dell’atmosfera e il controllo dell’inquinamento, mentre nel 2017 abbiamo avuto il raddoppio del limite annuale degli sforamenti consentiti e già all’inizio del 2018 abbiamo accumulato 8 giorni di innalzamento del PM10 al di sopra dei limiti ammessi dalla UE (fonte ARPAE), e il rapporto Legambiente 2017 documenta un livello di pesticidi nei nostri terreni superiore alla media nazionale fino a 4 Kg per ettaro di superficie. Analogo grave stato di inquinamento si riversa nelle acque dei nostri canali privi di strumenti di fitodepurazione a cui ha contribuito anche il gestore del servizio rifiuti ed incenerimento, la Ditta HERA, denunciata dalla sottoscritta e quindi sanzionata nel 2017, ma senza che l’Amministrazione si adoperasse con azione censoria e per accelerare una nuova gara, stante la scadenza di quella in essere, presso la stazione appaltante regionale a sua volta oggetto di Delibera ANAC; stazione appaltante ATERSIR che, ricordiamo, essere presieduta dal Sindaco di Ferrara.

Nell’Agenda locale ci sono anche le sezioni sui programmi sostenibili di popolamento: l’incidenza dei soggiornanti non comunitari a Ferrara si attesta all’8,5% (ISTAT 2016), con un tasso di inattività dei giovani non comunitari pari al 54,7%, individui disancorati al tessuto produttivo in contrazione, testimoniato da un indice di natalità delle imprese ferraresi fermo al 7% da anni, ed esposti al reclutamento della malavita. Come confermato dall’Osservatorio della Criminalità Organizzata già nel 2011, si è insediata a Ferrara la temibile Mafia Nigeriana e continua imperterrita l’azione criminale dei lipoveni sul Delta del Po, la famigerata Mafia del Pesce.

Alla sezione diffusione tecnologica, fa da contraltare un trasporto pubblico da terzo mondo, totalmente su gomma, vetusto e insufficiente soprattutto sulla decentrata tratta ospedaliera, riconducibile ad enormi sprechi e disagi relativi alle infrastrutture su rotaia compresi i lavori di interramento della linea ferroviaria, nel tratto interessante la via Bologna, pari a circa 1000 metri di lunghezza, che sarebbero dovuti ripartire alla fine del 2014, con previsione di ultimazione in 72 mesi, e il cui costo delle opere ante 2008 è stato già di 18 milioni di euro.

Infine non possiamo non citare la sezione dei meccanismi di finanziamento, in una città che ha fatto scuola di “Bancarotta”, con devastanti ricadute sul tessuto economico e sociale locale. Ebbene, possiamo verificare che i piani d’azione dell’Agenda 21 locale si sono esplicitati in povertà; esclusione del processo partecipativo della comunità sulle tematiche ambientali, con la criticità maggiore rappresentata dalla gestione dei rifiuti che ha portato al discusso cambio di sistema di conferimento ampiamente criticato dall’opinione pubblica e dalle forze politiche di opposizione; immigrazione mal gestita e con costi comunitari sanciti dalla Corte dei Conti come non rispondenti ai criteri di economicità ed efficienza, criminalità diffusa in forma di spaccio di droga, furti in abitazione, rapine ed omicidi efferati. Aggiungiamo disoccupazione e depauperamento dell’offerta e della qualità sanitaria a favore delle province vicine testimoniato dagli indici di emigrazione sanitaria e dal consolidamento di Ferrara come città a più alto livello di mortalità evitabile sopra la media nazionale (MEV (i) 2018).

Ferrara nel 2017 ha avuto in compenso un Football Stadium rinnovato. Fornitura e posa barriere 254.980mila euro, fornitura e posa tornelli 152.683mila euro, adeguamento alle nuove prescrizioni di sicurezza 989.590mila euro (76016-16 DUP 2016-2019 all. C). Ma non ci risulta che questo obiettivo rientrasse nei parametri ONU di sviluppo ed inclusione locale. E i cittadini lo hanno saggiamente sancito con il voto del 4 marzo 2018.

Ilaria Morghen, M5S Ferrara