Le festività natalizie hanno portato a Ferrara il record di città più inquinata della Regione, maglia nera per le concentrazioni nell’aria di particolato PM10 e Ozono.   La tragica notizia fa il passo con la pubblicazione del recente Rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sulla qualità dell’ambiente urbano: la qualità dell’aria del nostro Paese è pericolosamente invariata, causando circa 90 mila morti. “L’Agenzia europea per l’ambiente ha stimato che in Italia nel 2013 – ricorda l’ISPRA – 66.630 morti premature possano essere attribuibili all’esposizione a lungo termine al PM2,5, 21.040 all’NO2 e 3.380 all’O3”. A questo si aggiunge un precipitare di Ferrara al 58° posto nella classifica annuale del Sole 24 Ore sulla qualità di vita, con una perdita di 12 posizioni per reddito, risparmi e consumi e di 6 per ambiente welfare e servizi.

Il pensiero corre a considerare l’utilità di SIPRO, di cui il Comune di Ferrara è socio, agenzia per lo sviluppo territoriale, col compito di promuovere lo sviluppo sostenibile, attrarre investimenti dall’esterno, sostenere le attività presenti sul territorio, individuare canali di finanziamento (europei, nazionali, regionali) per la realizzazione di interventi a ricaduta locale. Tra i soci compare anche MPS, e ci chiediamo in quale quota il dissesto finanziario del gruppo abbia avuto ed abbia tuttora ricadute sul tessuto economico locale, già fortemente e indicibilmente provato dallo stato liquidatorio de facto di Carife, con il drammatico lascito di famiglie di risparmiatori e dipendenti sul lastrico.

Un cordone di mala gestione istituzionale a tutto spessore che si riflette sul precipizio produttivo, occupazionale ed ambientale cittadino, fotografato dai dati statistici di fine anno 2016, i quali impongono alcune riflessioni politiche, in particolare sulle carenze degli assessorati alle attività produttive, all’ambiente e alla mobilità.

Osservando il trend dell’inquinamento atmosferico in Italia (ISPRA, 2014) e in Europa (EEA, 2016) si evidenzia, negli ultimi 10 anni, una sostanziale tendenza alla riduzione sia dell’inquinamento atmosferico in generale che, in particolare, dei livelli di PM10 e NO2 con un calo del primo del 34,5% tra il 1990 e il 2014. Anche il settore del trasporto stradale presenta una riduzione nell’intero periodo pari al 56,9%. Tale andamento generalmente decrescente delle emissioni è dovuto principalmente alla forte penetrazione del gas naturale sul territorio nazionale in sostituzione di combustibili come carbone e olio, all’introduzione dei catalizzatori nei veicoli, all’adozione di misure volte al miglioramento dei processi di combustione nella produzione energetica e di tecniche di abbattimento dei fumi.

A questi segnali positivi sfugge il bacino padano, che rappresenta una delle aree di maggior criticità, e in modo particolare Ferrara dove la situazione della qualità dell’aria permane critica: in particolare per il particolato atmosferico, il biossido di azoto e l’ozono troposferico si continuano a registrare livelli elevati, che troppo spesso superano gli standard normativi del valore limite giornaliero del PM10 e del limite annuale del NO2. Il numero di superamenti della soglia di 50 μg/m3 è particolarmente soggetto a fluttuazioni interannuali, legate alle peculiarità della stagione invernale, che può essere più o meno favorevole all’accumulo di inquinanti in relazione alla durata e alla frequenza dei periodi di stagnazione atmosferica.

Il raggiungimento degli obiettivi del ‘7° Programma d’azione per l’ambiente’, che possono essereindividuati in “un significativo miglioramento della qualità dell’aria outdoor in Italia, che si avvicini ai livelli raccomandati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)”, per quanto riguarda l’Italia, appaiono comunque di difficile realizzazione, avendo come orizzonte temporale il 2020. Per quanto riguarda il PM10 non solo l’obiettivo di rispettare i livelli raccomandati dall’OMS sembra lontanissimo (in oltre l’80% dei casi si registrano più di tre superamenti della soglia di 50 μg/m3 per la media giornaliera) ma anche rispettare quello previsto dalla legislazione vigente (non più di 35 superamenti in un anno) è ancora difficile su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalle variabilità interannuale delle condizioni atmosferiche.

Come sostenuto da Roberto Walter Dal Negro, responsabile del CESFAR (Centro nazionale studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia respiratoria di Verona), “nessun provvedimento strutturale e strategico è programmato su larga scala negli ultimi decenni e in maniera sinergica tra le istituzioni. Le misure adottate dai decisori si limitano anche per quest’anno a provvedimenti emergenziali ed estemporanei, di rilevanza tale che spesso sfiorano il grottesco a livello locale”. È importante che siano implementate le politiche locali per il miglioramento della qualità dell’aria, integrate nei piani regionali, indirizzate alle specifiche sorgenti associate all’individuazione delle fonti inquinanti locali principali, alla valutazione preventiva della loro efficacia, al fine di concentrare gli interventi sulle priorità. Questo perché il principale determinante dell’inquinamento atmosferico, come delle emissioni di gas serra, è il consumo di energia, in particolare quella che proviene da fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone). È chiara dunque la necessità di interventi strutturali. È inoltre fondamentale anche sapere quali sono le principali fonti d’inquinamento atmosferico da combattere: nel 2015 il 37% dei consumi energetici italiani, prima causa di tale inquinamento, è dato dagli usi civili (come il riscaldamento), il 32% dai trasporti e “solo” il 22% dall’industria. Dunque, pur “senza abbassare la guardia sul settore industriale e su quello agricolo che include gli allevamenti – sottolinea l’ISPRA – i settori su cui intervenire prioritariamente sono trasporti e usi civili, e il contesto su cui operare prioritariamente è quello urbano”.

Le dinamiche produttive, e le conseguenti ricadute economiche e ambientali, sono state sicuramente influenzate dal perdurare della crisi iniziata nel 2007. Banca Italia, nel 2016, pone la permanente debolezza della crescita economica, pur in presenza di un aumento del tasso di crescita, in relazione con alti livelli di evasione e con l’alta pressione fiscale. In altri termini, le nuove imprese scelgono di non aumentare le loro dimensioni nell’ipotesi che le opportunità di evasione diminuiscano al crescere dell’azienda, e parimenti non investono in ricerca, per mantenere il vantaggio competitivo che traggono dall’evasione fiscale. Diviene indispensabile concentrare le politiche economiche territoriali al supporto di imprese coesive e tecno-green, orientate ad un’economia circolare che, con un uso efficiente delle risorse naturali, produca un interesse economico per le imprese e, al contempo, effetti positivi per l’ambiente contribuendo in modo significativo all’aumento della qualità della vita nelle nostre città. “Nei sistemi ad economia circolare i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti” (Comunicazione della Commissione, 2014). Il risparmio sul costo delle materie prime può “innalzare potenzialmente il PIL dell'UE fino al 3,9% attraverso la creazione di nuovi mercati e nuovi prodotti e grazie al relativo valore per le aziende”. Ripensare le politiche produttive in ottica salutogenica è ormai prioritario e indifferibile, sia per la preservazione della salubrità ambientale, in un’ottica di investimento sulle risorse primarie, sia di prevenzione dei costi sanitari imputabili alle patologie croniche determinate dall’inquinamento atmosferico in ambiente urbano. Soprattutto si impone la maggiore conoscenza delle disponibilità tecnologiche che abbondano all’estero e che beffardamente hanno marchio italiano e il cui uso a livello nazionale si scontra con l’arretratezza di una classe politica vetusta anche se anagraficamente giovane, abituata a pensarsi in un ruolo di burocratese operare che gli deriva dalla sicurezza di ruolo del partito tradizionale, svincolato dalla produttività. Vedasi, ad esempio, come l’uso dell’innovativo Watly, primo computer al mondo che funzionando a energia solare purifica l’acqua da qualsiasi contaminazione, genera energia elettrica e permette la connettività ad internet qualunque sia la sua installazione, sarebbe di grande impatto in una cinta urbana che ha vocazione di città ecocompatibile. Un computer che sta all’aperto, non necessita di alimentazione elettrica ed è potenzialmente capace di auto espandersi e, come afferma il suo inventore Marco Attisani, “è destinato a cambiare l’intero paradigma industriale moderno”.

Ma vediamo nel dettaglio la precaria situazione della nostra città appaiando i dati: il tasso di natalità delle imprese ferraresi ha conosciuto un differenziale 2014/2015 praticamente inesistente pari allo 0,1%, che si ripete per il tasso di crescita. Il numero di giorni nel 2015 con concentrazione di PM10 media giornaliera superiore a 50 μg/m3, monitorato presso la stazione di traffico urbana (TU), è stato di 55 contro i 38 della più popolosa e trafficata Bologna. Ancora peggio il dato rilevato alla stazione di fondo urbana (FU): 52 giorni a Ferrara contro i 23 di Bologna. E non va meglio per il valore annuo medio: Ferrara TU 33 contro 29 di Bologna e 29 FU contro 26. (Elaborazioni ISPRA su dati ARPA/APPA).

Un contributo fondamentale al miglioramento della qualità dell’aria richiede una mobilità sostenibile.

A sostegno di quest’ultima, l’articolo 5 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, ha destinato fondi per progetti predisposti da enti locali per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretto a promuovere azioni da adottare in sede locale con l’obiettivo di ridurre il numero di autoveicoli privati in circolazione, prediligendo la sostituzione con mobilità ciclistica o pedonale, trasporto pubblico locale e uso condiviso e multiplo dell’automobile.

Che uso ne ha fatto l’Amministrazione ferrarese?

Quest’ultima ha comunque provveduto all’approvazione delle “Linee di indirizzo del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS)”, in attuazione del protocollo di intesa sottoscritto con la Regione Emilia-Romagna il 28 Giugno 2016. Un progetto a lungo termine che però non contrasta la situazione emergenziale attuale dello stato dell’aria cittadina e le sue pesanti e incontrovertibili ricadute sullo stato di salute dei cittadini, in particolare le fasce deboli degli anziani e dei bambini. Emerge, infatti, dal Rapporto ISPRA 2016, contenente i dati aggiornati rispetto a quelli riportati nel PUMS, un ulteriore aumento del numero di autovetture circolanti, 83.420 nel 2015 contro le 83.152 del 2014, seppure con un numero di autovetture (settore privati) con standard emissivo ≥Euro 4 (anni 2011-2015 e variazione percentuale 2015 vs 2011: 30,8%). Di contro, per l’anno 2015, un numero di stalli di sosta a pagamento su strada per 1.000 autovetture circolanti inferiore a 25 (intervalli di scala <25; 25-40; 40-65; 65-100; >100) e numero di stalli di sosta in parcheggi di corrispondenza per 1.000 autovetture circolanti pari a 20 (scala 1-100). Non vi sono veicoli disponibili per il car sharing a postazione fissa e per quanto riguarda il servizio di bike sharing, Ferrara ‘Città delle biciclette’, si posiziona al terzo posto in Regione, dopo Rimini e Bologna e al 7°per la presenza di Zone 30 (ISTAT 2016). Per di più, sia la ciclabile Ferrara-Cona che la Metropolitana di superficie non sono state realizzate. Anche nel panorama nazionale, nel 2015, si è assistito ad una contrazione dell’uso del mezzo collettivo e ad una ripresa dell’uso dell'automobile con un incremento di circa 3 punti percentuali. A tutto ciò bisogna dare risposta attraverso un’offerta adeguata per soddisfare l’esigenza di mobilità degli utenti del trasporto pubblico locale, considerato oltretutto che, nel corso del triennio 2012-2014, la domanda di mobilità (espressa in termini di numero di passeggeri trasportati o in valore assoluto o normalizzati per il numero di abitanti) si è fortemente contratta rispetto ai valori massimi segnati negli anni compresi dal 2008 al 2011 (Ferrara 1999-2011: dal 13% al 9%, ISTAT). Anche se una delle principali cause alla base di questa contrazione va ricercato nella diminuzione nel 2014 rispetto al 2008 della disponibilità di mezzi pubblici.

È evidente quindi il pessimo bilancio dell’attività degli assessorati alle attività produttive, all’ambiente e alla mobilità.

Cattivo impiego delle risorse pubbliche per il rilancio delle attività economiche ferraresi, che è testimoniato dal livello elevato del tasso di disoccupazione ed emigrazione giovanile, dalla pessima gestione della crisi bancaria locale e delle responsabilità imputabili al Partito Democratico, che aggravano il costo sociale della gestione di una popolazione con l’indice di anzianità fra i più alti della Nazione, il cui stato di salute è peggiorato dal livello di inquinamento dell’habitat cittadino e dalla mancanza di risorse economiche. Un connubio implosivo e “mortale”.

Tasso di natalità delle imprese al 31 dicembre                                                  Ferrara (2014) 5,4% (2015) 5,5% Diff. (2014-2015) 0,1%

Tasso di crescita delle imprese al 31 dicembre                                                  Ferrara (2014) -0,5% (2015) -0,4% Diff. (2014-2015) 0,1%

PM10 (2015) Fonte: elaborazioni ISPRA su dati ARPA/APPA

N. giorni con concentrazione media giornaliera > 50μg/m3                                               Ferrara 1 TU (Stazione traffico urbana) 55 (confronto con Bologna 1 TU 38)                               1 FU (Stazione fondo urbana) 52 (confronto con Bologna 1 FU 23)

Valore medio annuo (μg/m3)                                                                                      Ferrara 1 TU 33 (confronto con Bologna 1 TU 29)                                                                             1 FU 29 (confronto con Bologna 1 FU 26)

I residenti e gli esercenti di piazza XXIV Maggio a Ferrara si stanno chiedendo se l’Ice Park sia stato veramente la scelta migliore per contribuire a riqualificare tale piazza e il relativo Quartiere Giardino.

Le aspettative dell’Amministrazione comunale, come emerso dalle parole dell’assessore Roberto Serra, riportate sulla stampa prima dell’inaugurazione dell’impianto, erano ambiziose e ottimistiche: “un impegno preso col quartiere per investire, con l’aiuto dei privati, nel Quartiere Giardino”, e, sempre citando la stampa: “dopo il Winter Park di Firenze e la stazione sciistica di Dubai, l’Ice Park ai piedi dell’acquedotto di Ferrara”.

Che sia un investimento, con tutto quello che costa il mantenimento del ghiaccio per la pista da discesa e snowtubing e quella di pattinaggio, non ci sono dubbi. Generatori e quattro potenti fari accesi giorno e notte, personale di biglietteria, sorveglianza e assistenza, non certo volontario.

Purtroppo però, ciò che restituisce la realtà all’approssimarsi del Natale mostra una situazione ben diversa dalle ambiziose aspettative ventilate. Ben lungi dal trasformare questa nota in un cahier des doléances, tuttavia ci permettiamo di far notare quanto segue.

L’afflusso della clientela appare piuttosto scarso, sia per lo snowtubing che per la mini pista di pattinaggio, che ha, tra l’altro, costi superiori a quella ben più grande e frequentata di piazza Verdi in centro città. Ci chiediamo perché l’Amministrazione, in sinergia col privato, non sia riuscita a portare le famiglie all’Acquedotto. Il gazebo ristorazione infatti, sul lato occidentale della piazza, è quasi sempre chiuso. Spesso chiusa anche la biglietteria in orario serale nonostante, teoricamente, l’orario di apertura si dovrebbe protrarre fino alle ore 23. I pochi e coraggiosi esercenti della zona (una pizzeria, un bar e una gelateria) lamentano addirittura un calo di clientela e di non essere stati minimamente coinvolti, a livello di ristorazione, nell’iniziativa. Non ci sono attività di contorno attrattive collegate alla manifestazione poiché le sparute bancarelle inizialmente presenti hanno desistito. Inoltre, a tutt’oggi si sono verificati già ben tre black out di energia elettrica nel condominio ‘4 Viali’ (dei quali uno di 2 ore) mai riscontratisi prima. Dulcis in fundo, gli spaccini di colore, più o meno incappucciati, continuano imperterriti a “relazionarsi con la clientela”  potendo anche usufruire di una zona quasi completamente buia.

Insomma, altro che stazione sciistica di Dubai. Qui ci troviamo di fronte ad una cattedrale nel deserto, non un deserto di sabbia ma di promo pubblicità e di organizzazione. Una iniziativa che, più passano i giorni più appare velleitaria e, perché no, anche un po’ pacchiana.

Il Movimento 5 Stelle ha già presentato tre interrogazioni al Sindaco e agli assessori competenti, vertenti su consumi di energia elettrica elevati, interruzioni di corrente con forti disagi ai residenti, lamentele degli esercenti locali, gazebi di ristorazione, “fidelizzazione dei clienti in cerca di droga” che continua, costi dell’iniziativa e loro sostenibilità (Interrogazioni su black out, illuminazione e ristorazione).

Il sospetto è che questo non sia il modo migliore di riqualificare quello che una volta si poteva chiamare con orgoglio Quartiere Giardino.

Nel frattempo, in attesa di dare il via ad un vero e proprio mercato rionale permanente attorno al monumentale acquedotto, richiesto con una petizione popolare (che vede fra i proponenti sia residenti sia esercenti che anche il M5S di Ferrara), il bar e la pizzeria di piazza XXIV Maggio, nella zona lasciata al buio e priva di connotazioni natalizie, invitano il Sindaco, gli assessori Serra e Modonesi a fare quattro chiacchiere davanti a un caffè o un aperitivo.