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Spettabile Assessorato competente

Con la presente comunicazione chiedo agli organi competenti dell’Amministrazione comunale che si attivino ai fini della cancellazione immediata di tutti i graffiti e scritte (alcune delle quali già probabilmente attenzionate dalla Digos) visibili sulle pareti della scuola elementare Corrado Govoni, sia in via Fortezza che in via Castel Tedaldo, nonché sulle pareti delle case del lato ovest di piazza XXIV Maggio e sulla adiacente piazzetta dove si trova la giostrina per i bambini – area peraltro frequentata da spacciatori di colore, già segnalati, di sera.

All’uopo si allegano le fotografie delle scritte delle quali si chiede la rimozione, non solo perché già segnalate dai cittadini residenti in via Fortezza in più occasioni, sia con lettere e comunicazioni mail, sia sul sito Fedro (nelle seguenti date 25/6/17, 14/6/17, 24/9/17, 21/10/17, 9/11/17, 14/12/17, 13/1/18 e 7/2/18 … quindi segnalate già sette volte all’Amministrazione), ma anche perché, come facilmente immaginabile e come assodato da letteratura specifica, il degrado aumenta ed è favorito dalla presenza, in una zona già a rischio di degrado, di graffiti e scritte sui muri. La stessa letteratura informa che, in contesti urbani dove il decoro e il monitoraggio dello stesso è elevato, vi sono meno atti di vandalismo e vi è un maggiore rispetto della proprietà privata e delle strutture pubbliche.

Il fatto poi che tali scritte continuino ad essere apposte su una struttura scolastica ne rende ancora più urgente la cancellazione, anche se ciò implica costi di intervento.

Claudio Fochi, M5S Ferrara

Nel nostro paese la normativa relativa agli orari degli esercizi commerciali è stata parzialmente liberalizzata fino a tutto il 2011.

Dall’inizio del 2012, e quindi da più di 5 anni, grazie al governo Monti la liberalizzazione in materia di orari di fatto è totale.

Va chiarito preliminarmente che gli eccessi di liberalizzazioni penalizzano i piccoli negozi, costringendo imprenditori e lavoratori a sacrificare valori importanti come la famiglia ed il meritato riposo, ma soprattutto che soltanto la Grande Distribuzione Organizzata ne ha tratto un notevole vantaggio.

La liberalizzazione totale degli orari, era stata “venduta” come una norma che avrebbe:

-favorito la concorrenza

-favorito aumento dei consumi e del Pil

-aumentato l’occupazione

Confondere le liberalizzazioni, o meglio, “venderle” come presupposto salutare per l’economia non è corretto, così come non è corretto, anzi è addirittura falso, dichiarare che i maggiori Paesi europei godono di orari liberalizzati.

Basta una veloce ricerca su Internet per vedere come nel Regno Unito, Francia e Germania le aperture domenicali, e tanto meno festive, rappresentano una eccezione e non la regola.

Il bilancio dei cinque anni è negativo su tutti i punti di fin qui visti:

- In termini di concorrenza: non la si è favorita o meglio si è favorito un solo concorrente, che è facilmente individuabile nella Grande Distribuzione Organizzata, a scapito delle altre componenti del mercato. Non a caso nel quinquennio la quota mercato della G.D.O. è cresciuta del 2,4 % mentre quella del commercio tradizionale è diminuita del 3%. Hanno chiuso ben 90.000 attività. Qual è quel imprenditore che può permettersi di tenere aperto 365 giorni l’anno per 24 ore? Non è a caso se si citano questi “numeri”, soprattutto le 24 ore, perché proprio un’importante catena di Grande Distribuzione Organizzata da pochi mesi ha pubblicizzato l’apertura di 100 suoi punti vendita giorno e notte, 7 giorni su 7.

- L’aumento dei consumi non lo si genera aumentando gli orari, ma bensì dando garanzie di reddito che al momento il mondo del lavoro in genere fatica sempre più a garantire.

- Sull’occupazione i dati sono ancor più emblematici in questi ultimi 5 anni: sono infatti 180.000 i posti di lavoro persi nel commercio tradizionale!

L’unica nota positiva viene fornita da un recente sondaggio SWG secondo il quale il 62% degli italiani si dice favorevole a reintrodurre una regolamentazione delle aperture festive delle attività commerciali, anche perché cominciano a vedersi ad occhio nudo la desertificazione delle periferie e dei piccoli centri, oltrechè delle attività commerciali dei centri storici.

Esattamente a tal riguardo critichiamo la scelta discriminatoria dell'amministrazione di questa città di annullare in maniera del tutto esclusiva ed arbitraria il solo mercato del venerdì in centro storico proprio in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, considerando le norme vigenti che dovrebbero piuttosto garantirlo, anziché cogliere l'occasione per impegnarsi a creare una sinergia coabitativa tra i due eventi; in questo modo si danneggiano inutilmente le solite 90 aziende a conduzione familiare che coinvolgono circa 200 lavoratori addetti, a favore ancora una volta del decentramento verso le grosse catene.

Alessandro Bazzocchi
Consigliere M5S Ferrara