Con l’approssimarsi della settimana ferragostana, quando la politica va in ferie e istituzioni e cittadini vanno in vacanza, le emergenze e i problemi della nostra città subiscono una recrudescenza, dall'emergenza (per i nostri polmoni) dei rifiuti pugliesi bruciati a Ferrara, alla disastrosa gestione migranti a Gaibanella, ai professionisti delle ambulanze sostituiti da volontari per risparmiare denaro.

Difficile esimersi da un bilancio di mezza estate, che esplicitiamo sotto forma di “cahier des doléances” da depositare alla segreteria del sindaco, senza pretesa di annunciare rivoluzioni giacobine ma con un chiaro messaggio in prima pagina: “Caro sindaco e spettabile giunta PD, così non va. Non ci siamo proprio. I cittadini non sono contenti di come amministrate la cosa pubblica nella città estense”.

1) Gestione migranti a Gaibanella. In attesa che in autunno il Tribunale Fallimentare faccia chiarezza sull'utilizzo di villa Modoni, sbrogliando la matassa che accomuna proprietari, curatori fallimentari, affittuari, gestori di strutture ricettive, tentativi di subaffitto vietato da contratto, una cosa è chiara: l’agire approssimativo e poco professionale dell’assessore Sapigni (criticata anche da consiglieri del PD, vedi Fausto Facchini) e della cooperativa Camelot, gallina dalle uova d’oro affidataria di milioni di euro di appalti, che non si sono premurati di fare le necessarie verifiche prima di stipulare accordi con gestori oggetto di sfratto. Senza nemmeno riflettere sull'errore strategico di adibire una struttura di lusso, in una frazione di poche centinaia di persone, con il rischio di sconvolgere gli equilibri sociali locali e urtare la sensibilità di chi fatica a sbarcare il lunario, gravato da tasse sempre più alte. Il M5S ha chiesto le dimissioni dell’assessore e quasi contestualmente il sindaco Tagliani ha affermato di aver disdettato l’ASP dalla gestione dei migranti e passato la palla alla Prefettura che, a quanto pare, vi entrerà più direttamente nella gestione a partire da gennaio 2017;

2) Hera e rifiuti. Contestiamo il succube recepimento dell’accordo tra i governatori di Puglia ed Emilia-Romagna (Emiliano e Bonaccini) sui rifiuti da smaltire a Ferrara, che non potrà che peggiorare la situazione ambientale dell’aria nella nostra città, lasciando i ferraresi con l’interrogativo: “Come ci potranno continuare a chiedere maggiori sforzi per la raccolta differenziata e farci pagare una tariffa puntuale se poi si bruciano i rifiuti provenienti da altre regioni?” Ma soprattutto, “Cui prodest?”;

3) I risparmiatori truffati della CARIFE. Nonostante le strette e inevitabili sinergie o contatti con i vertici della banca, la classe politica locale non si è insospettita di anni di malagestio finanziaria, né del pessimo ruolo giocato dagli organismi di controllo, Bankitalia e Consob, nella nota vicenda. Tardiva e poco convincente, inoltre, è apparsa la presa di distanza dalle inique conseguenze del ‘bail-in’;

4) Ambulanze, 118 e professionisti sostituiti da volontari. In ossequio a direttive regionali afferenti alla sanità, i ferraresi dovranno assistere anche al licenziamento (o se preferite la non riconferma, che è lo stesso) di una dozzina di guidatori e soccorritori di ambulanze professionisti, sostituiti da “volontari”, meno esperti e con minor formazione, solo ed unicamente per risparmiare 177 mila euro ma senza preoccuparsi troppo della qualità del servizio per i cittadini;

5) Palaspecchi. Stigmatizziamo questa vicenda degna di un serial padano trentennale della grande finanza, delle improbabili promesse e delle sempre più fantasiose ipotesi di utilizzo che ha coinvolto “famiglie” di magnati del mattone in odore di mafia o indagati, banche, gruppi sempre più numerosi di ameni inquilini, rischi sanitari, abitanti della zona inferociti, incursioni addirittura in barca all'interno del palazzo, incendi, furti, sedute fiume in Consiglio comunale e che minaccia di estendersi alla provvidenziale Cassa Depositi e Prestiti (CDP), in un palazzo che da 20 anni avrebbe dovuto ospitare i nuovi uffici della Polizia Municipale e che ora pullula di topi e bisce che si aggirano indisturbati in seminterrati malsani invasi da acqua putrida. I cittadini ormai non credono più alle promesse del sindaco;

6) Tasse in aumento. Eccepiamo l’imposizione ingiustificata di una manovra fiscale da 8 milioni di euro nel 2015, nel tentativo di riparare al dissesto ASP. Con tanto di proteste, cortei dei cittadini e occupazione simbolica del Consiglio comunale da parte di forze politiche di opposizione. I ferraresi, ai quali nonostante le tasse in aumento vengono erogati sempre meno servizi, non dimenticano;

7) NO al Bilancio Partecipativo. Uno schiaffo in faccia ai cittadini (oltre che al M5S che l’ha proposto) a cui evidentemente non è dato decidere direttamente come spendere una parte del bilancio comunale (soldi pubblici!), in un’ottica di democrazia partecipativa. Ricordiamo i 9 milioni di euro a Milano, 500 mila a Lucca, somme più o meno grandi in decine e decine di altre città italiane, compreso Faenza. Ma a Ferrara l’Amministrazione ha detto NO;

8) Peggioramento della Sanità. Denunciamo una progressiva e gravissima opera di smantellamento della sanità pubblica ferrarese, in ossequio ai diktat dei vertici regionali, con depauperamento dell’assistenza sociosanitaria e conseguenti gravi rischi per la salute dei ferraresi, buona parte dei quali, come nel resto d’Italia, rinunciano a curarsi per difficoltà economiche e per il crescente peggioramento dei servizi, tempi d’attesa in primis;

9) Stadio e abbattimento alberi. Puntualizziamo la nostra opposizione alla scelta d’investimenti importanti a senso unico nel costosissimo stadio cittadino aprendo mutui con CDP, i cui interessi a debito saranno ripartiti negli anni a venire su tutta la cittadinanza. Si aggiungano gli effetti collaterali di abbattimento di una dozzina di alberi nel Quartiere Giardino, ampiamente contestato da cittadini e mondo ambientalista. Senza nulla togliere alla gloria e alla legittima attività della SPAL e ai suoi sostenitori;

10) Criminalità e insicurezza in aumento. Denunciamo senza mezzi termini l’aumento esponenziale di effrazioni, furti, aggressioni, spaccio, risse e omicidi in città e nel forese a danno di famiglie, donne e anziani indifesi, anche nelle vie centralissime della città, un tempo giardino di bellezza e cultura. Oltre al dilagare della piaga del gioco d’azzardo, subdolamente entrato anche all'interno dei centri sociali appartenenti all’ARCI, in pieno contrasto con i principi sanciti nello statuto dell’associazione culturale dominante a Ferrara, tutto questo grazie all'Amministrazione PD che ha consentito l’insediamento e lo sviluppo di queste forme d’imprenditoria collaterale, piaghe legate alla criminalità organizzata. Oltre al dilagare dell’abusivismo nel commercio ambulante. Di tutto ciò avremmo fatto volentieri a meno.

Potremmo continuare ancora a lungo, ma ci fermiamo simbolicamente ai 10 punti. Un J'accuse che arriva come un bilancio ferragostano, preceduto da mesi di proposte e opposizione in Consiglio comunale, come testimoniano i 262 atti prodotti dai consiglieri del Movimento dal loro insediamento ad oggi.

www.comune.fe.it/index.phtml?id=3967

www.movimento5stelleferrara.it/le-nostre-battaglie-in-consiglio-comunale

Lasciamo che siano i cittadini a completare questo cahier des doléances. C’è tempo (purtroppo?..) fino al 2019.

Quando, in questa città, si toccano tasti dolenti, le risposte arrivano in maniera fulminea, quasi a voler dimostrare che “si è sul pezzo”. Ed è così che è arrivata, attraverso la stampa, la spiegazione un po’ piccata, ma strategicamente garbata, di ARCI Ferrara all'Interrogazione depositata nei giorni scorsi dal consigliere M5S Claudio Fochi sulla presenza di slot machine nella maggioranza dei circoli ARCI di Ferrara, in piena contraddizione con i principi sanciti dallo Statuto e anche con l’OdG di ARCI Emilia Romagna dell’aprile 2014 in cui si invitavano le basi associative a superare la presenza delle slot machine nelle loro sedi.

Una verifica fatta di persona, attraverso il lavoro degli attivisti, una denuncia dovuta in difesa della cittadinanza e dei numerosi gruppi che, assieme al M5S, si battono contro la gravissima piaga della dipendenza dal gioco d’azzardo, tra cui associazioni come Libera e Fuori dal Gioco.

Non possiamo non stigmatizzare alcuni passaggi quantomeno risibili della risposta, cominciando dal goffo tentativo di negare il legame tra ARCI e il partito di maggioranza (esposto in premessa all'Interrogazione) di cui a Ferrara sono a conoscenza persino i gatti.

A fare da cappello all'analisi, esposta con numeri e citazioni importanti (OMS) che danno la misura della gravità del problema, la tipica affermazione utilizzata quando si vuole evitare la risposta diretta o l’ammissione di colpa: “il tema è complesso e va analizzato seriamente”. Una bella arrampicata sugli specchi attorno al termine “complessità” quando la denuncia e la conseguente soluzione del problema sono in realtà lapalissiane: i principi sanciti nello statuto rendono assolutamente incompatibile i circoli di una associazione di promozione sociale con la presenza di strumenti di dipendenza psicologica, portatori di un danno umano, sociale ed economico di proporzioni enormi, come dimostrato dagli stessi numeri che ARCI si affanna ad elencare. Non può farci che piacere apprendere che non verranno più concesse affiliazioni ai nuovi che vogliano installare slot machine o che dal 2008 siano state cancellate convenzioni con ditte di noleggio (cosa che verificheremo), ma tutto questo ha lo stesso sapore della stalla che si chiude quando i buoi sono scappati, dato che gli attuali affiliati sono pressoché tutti ben dotati di slot (ricordiamo che a Cona esiste un’intera sala giochi!) e se dobbiamo aspettare il ricambio, i numeri della ludopatia saranno aumentati in maniera esponenziale, con inimmaginabili conseguenze. Anche i tempi della dichiarata campagna di sensibilizzazione e dello “stimolo di processi di consapevolezza dei gruppi dirigenti” sono decisamente troppo lunghi, quindi incompatibili con l’emergenza sociale e il suo livello di gravità.

All'urgenza si risponde con misure straordinarie, fatte di clausole, vincoli e controlli trasparenti e tempestivi, che non hanno nulla di complesso se si tratta di far rispettare i valori fondanti di questo tipo di associazioni, il cui rispetto, tra l’altro, sta alla base anche delle numerose agevolazioni di natura fiscale ed economica di cui godono questi esercizi commerciali.

Stupisce che un’associazione come ARCI non sia stata guidata da subito, su un tema così delicato e noto da tempo, da quel minimo di etica che dovrebbe venire ancor prima di leggi, statuti e regolamenti.

Attendiamo, per ora, la risposta scritta dell’assessore Maisto alla nostra Interrogazione, che dovrà arrivare, nei termini di legge dei 30 giorni dalla sua protocollazione, riservandoci di proseguire questa battaglia con gli strumenti istituzionali e propositivi di cui disponiamo poiché le “residue realtà che ancora non si sono adeguate alle indicazioni di ARCI Ferrara” come viene dichiarato in chiusura, più che residue sono la quasi totalità.