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Sabato 3 febbraio scorso, presso il ‘Centro Promozione Sociale Acquedotto’ di Ferrara, si è tenuto l’incontro “Allevamenti Intensivi: Verita Scomode” organizzato da Leal e M5S. Secondo quanto riportato dal Dr. Poletti, agronomo e membro dell’Osservatorio Civico che ha preso per primo la parola, stiamo assistendo ad “un’occupazione del nostro territorio” da parte di grossi imprenditori nel campo dell’allevamento intensivo, soprattutto di suini. La necessità di garantire prodotti alimentari a bassissimo prezzo ed in grande quantità mal si sposa con le criticità del territorio emiliano, già fortemente degradato dal punto di vista ambientale. Appare illogico che in zone pesantemente inquinate da nitriti e nitrati, a volte anche 100 volte superiore al valore limite imposto per legge di 1mg/l, disciolto nelle acque superficiali, si possa ipotizzare di erogare permessi per la realizzazione di questi allevamenti intensivi che, con le loro esternalità negative, aggraverebbero la situazione. In aree dove il suolo e le acque sono degradate è necessario attuare interventi di recupero, incentivare il biologico e non favorire l’insediamento di attività intensive.

Il dibattito ha trattato poi dell’utilizzo dei rifiuti prodotti da questa tipologia di allevamenti, principalmente dei liquami animali, che vengono utilizzati come concime nei campi agricoli.  Sempre il Dr. Poletti ha sostenuto quanto tale falso ammendante dovesse in realtà essere considerato un rifiuto, poiché la sua carica microbica negativa e la sua capacità di acidificare il terreno sono in grado di annientare i batteri benefici che nel suolo hanno l’importante compito di favorire l’assorbimento di nutrienti alle piante. Ciò comporta un conseguente inaridimento dei campi e la necessità di utilizzare maggiori quantità di fertilizzanti, quasi sempre di origine chimica, ed un deterioramento delle acque superficiali e sotterranee e sono difatti numerose le morie di fauna ittica dovute a inquinamento o fenomeni di anossia nei nostri canali di bonifica. Gli allevamenti intensivi producono un danno ambientale notevole, visibile e percepibile, ma troppo spesso ignorato dalle istituzioni e dalla giustizia.

Ma esiste un altro aspetto ancor più celato. Nell’allevamento intensivo gli animali sono nutriti con pellettato, che contiene farina di pesce a basso costo. Dall’esperienza maturata nel contrasto alla pesca di frodo in acque interne, Marco Falciano - candidato al seggio uninominale di Ferrara alla camera nel M5S - precisa che vi è una filiera commerciale nascosta costituita dalla Mafia del Pesce, un’organizzazione a delinquere che ha base in Est Europa e che ha realizzato nel territorio del Delta del Po, ed ormai in tutta Italia, uno stabile traffico illecito di pesce proveniente da acque interne. Carpe, siluri, temoli russi sono prelevati illegalmente dalle nostre acque pubbliche, con l’ausilio di attrezzi vietati ad elevata capacità di cattura, corrente elettrica e veleni. Quintali di pescato, che non passerebbe alcun controllo sanitario, ogni notte attraversano i confini in pessime condizioni igieniche su camion frigo diretti verso la Romania e l’Ungheria, ove hanno base le sedi delle principali fabbriche produttrici di mangimi per animali. La fauna ittica pescata illegalmente proviene da acque inquinate, è carica di metalli pesanti, finisce nella filiera agroalimentare ed entra nelle carni prodotte da allevamento intensivo, che poi noi consumiamo.

Infine, un ultimo aspetto da non sottovalutare per chiudere il cerchio che si cela dietro l’industria alimentare dell’allevamento riguarda l’utilizzo dei liquami o dei prodotti agricoli per la produzione di biogas. Il biogas non è una risorsa totalmente ecosostenibile, ha come prodotto il gas metano, che bruciato a sua volta per produrre energia, genera formaldeide ed ammoniaca, due inquinanti altamente cancerogeni. Falciano sostiene che il proliferare dell’agricoltura e dell’allevamento con metodi intensivi, per produrre alimenti a basso costo, nel minor tempo possibile, ma con evidenti danni all’ambiente, contrasti con le esigenze e le criticità del nostro territorio. Il costo ambientale di tali prodotti alimentari si decuplica, perché

non comprende solo gli effetti diretti dell’attività intensiva (es. utilizzo di veleni in agricoltura che uccidono gli insetti benefici, o utilizzo massiccio di fitofarmaci in allevamento che sono un rischio per la salute dei consumatori) ma genera altre attività dannose (es. utilizzo massiccio di liquami di allevamento nei campi coltivati e deterioramento di suolo e acque) e talvolta illegali (es. bracconaggio ittico per la produzione di farine di pesce utilizzata come mangime in allevamento) che aumentano esponenzialmente i danni all’ambiente e alla sicurezza dei prodotti. Falciano rivendica la necessità di una certificazione visibile sull’etichetta dei prodotti, che obblighi a dichiarare il costo ambientale del bene che si immette sul mercato, per indurre il consumatore ad effettuare una scelta consapevole.

Paolo Bernini - Deputato alla Camera M5S - insiste sulla necessità di attuare normative che tutelino adeguatamente il benessere animale, soprattutto negli allevamenti intensivi in cui, come documentato tramite foto e video proiettati durante il dibattito, gli animali versano in condizioni di degrado e subiscono un trattamento indegno, contrario a qualsiasi etica civile.

Poletti rivendica la necessità di una Rivoluzione Agricola, un mutamento verso l’agricoltura biologica, che invece di privare l’ambiente delle sue risorse, ne favorisce il recupero, garantendo il rispetto del suolo e delle altre risorse ambientali.

Foto 1: il ciclo economico del pesce bracco nato👇

Foto 2: scarico da allevamento intensivo👇

 

Foto 3-4-5: foto allegate alla segnalazione del M5S alle autorità competenti nel 2016, zona Pilastri👇

 

Marco Falciano,

candidato Movimento 5 Stelle

Morghen (M5S): “è stata una battaglia dura, ma grazie anche al nuovo Prefetto che ha accolto la nostra ulteriore denuncia abbiamo portato a casa il risultato.”

La vicenda si è trascinata per due anni, da quando nel Novembre 2015, ARPAE riceve la prima segnalazione relativa a due scarichi inquinanti, siti nelle acque del Canale Burana, da parte di una Guardia Volontaria. I tecnici realizzano il primo intervento ove individuano un impianto fognario di sollevamento malfunzionante che sversava i propri reflui nelle acque superficiali, evento accaduto anche nel 2009, come dichiarato dall’Agenzia che nel report, ritiene di poter concludere l’intervento dopo aver ordinato ad HERA la riparazione dell’impianto difettoso.

Nel Dicembre 2015, alcune Guardie Ittiche Volontarie dell’UPE - Unione Pescatori Estensi, associazione ferrarese che persegue finalità di tutela ambientale, individuano il persistere dello scarico inquinante in acque superficiali, sito in una struttura distinta dall’impianto di sollevamento già precedentemente individuato. Il video dello scarico viene diffuso sui media locali e sul web.


Nel Gennaio 2016, nella mia funzione di Presidente del Gruppo Consiliare M5S, segnalo i fatti alla Procura della Repubblica affinché si proceda a più adeguati accertamenti. E’ inoltre effettuata la richiesta di accesso agli atti all’ARPAE, avente in oggetto: gli aspetti autorizzativi dello scarico nel canale di Burana; la normativa di applicazione per questo scarico abusivo in acque superficiali;
il perché non si sia proceduto ad effettuare un campionamento ufficiale fiscale in aliquote ripetute;
il perché non si sia proceduto ad ordinare l’immediata chiusura del condotto di scarico qualora la ditta HERA avesse dichiarato il non utilizzo della stessa.


Nel Febbraio 2016, ARPAE risponde che la verifica sull’eventuale assenza di autorizzazione allo scarico in acque superficiali da parte di HERA è ancora in fase di svolgimento.
Il M5S a questo punto, riunito il Comitato Ambiente di Ferrara, ed ottenuto l’accesso agli atti relativo allo schema fognario dell’area interessata dall’inquinamento dal Comune di Ferrara, verifica l’assenza di tale scarico nella cartografia.


Nel Settembre 2017, il M5S di Ferrara richiede nuovamente ad ARPAE di visionare la sanzione inflitta ad HERA per i due fenomeni inquinanti già individuati e rispettivamente ricondotti a tale ente. Nello specifico lo scarico abusivo derivante dall’impianto di sollevamento di acque fognarie rilevato in data 17/11/2015, e lo scarico abusivo privo di autorizzazione rilevato negli interventi successivi da parte dei tecnici ARPAE, a seguito di successive segnalazioni.


Nell’ Ottobre 2017, ARPAE risponde che la procedura di accertamento è ancora in corso.

Preoccupati di questo iter burocratico eccessivamente lungo, invochiamo l’intervento del Prefetto, poiché nelle vicinanze dei due gravi scarichi inquinanti che interessavano le acque del Canale del Burana, utilizzate per l’irrigazione dei campi del ferrarese, sorge il sito di Trattamento Rifiuti Speciali di HERA e gestore, come accertato dai verbali di sanzionamento infine emessi da ARPAE in seguito alle nostre denunce, delle reti fognarie che hanno provocato i diversi fenomeni inquinanti.


Purtroppo il procedimento sanzionatorio avanzato nei confronti di HERA, si è dilungato nell’intervallo temporale di legge consentito per l’erogazione della sanzione e tale rallentamento dell’istruttoria ci è risultata in ogni caso incomprensibile, alla luce della gravità dei fatti rappresentati, in quanto tali fenomeni inquinanti, compromettono direttamente la salubrità dell’ambiente in cui viviamo, i suoi usi ricreativi e la nostra salute. Gravità per la quale ci si augura che l’Ente di controllo per l’inquinamento ovvero ARPAE Ferrara, abbia trasmesso alla Procura della Repubblica, tutti gli atti che il M5S ha provveduto a fornire. E’ comunque con nostra grande soddisfazione, mia e dei miei compagni di battaglia Marco Falciano UPE e Luigi Gasparini ISDE, che rendiamo pubblica, grazie anche all’intervento del Prefetto che ha accolto la nostra ulteriore denuncia, l’emissione di ordinanza di ingiunzione di pagamento di sanzione amministrativa di importo pari a 9000 euro, regolarmente notificata al destinatario trasgressore, ovvero il Responsabile Impianti Fognari e Depurativi della Ditta HERA s.p.a di Bologna, in data 7 Novembre 2017, in quanto è stato accertato che il tratto fognario di Via Smeraldina che convoglia le acque meteoriche con recapito finale nel Canale di Burana e il sistema fognario acque miste di Via Smeraldina lato Via Modena, non erano indicati nella planimetria allegata all’atto autorizzativo rilasciato dalla Provincia di Ferrara che individua gli scarichi del bacino d’utenza dell’agglomerato di Ferrara, e che tali scarichi risultavano funzionanti durante il sopralluogo dei tecnici di ARPAE. Attualmente la planimetria è stata aggiornata e i due scarichi abusivi, più volte segnalati e persistenti nel tempo fin dal 2015, sono cessati completamente. Tale fatto è certificato dai Volontari e dai pescatori che frequentano assiduamente la zona e sorvegliano la qualità delle acque e a cui va il mio sentito ringraziamento.

Ilaria Morghen Portavoce M5S Ferrara